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Museo
della vite e del vino
Il
Museo della vite e del vino, affidato dall'Amministrazione
Comunale in gestione alla Pro Loco, è stato inaugurato il
25 settembre 1999. Ma la suo idea e progettazione, più volte
mutata negli anni, inizia col 1992.
E'
indubbiamente un museo del vino, che del vino cerca di
raccontare la storia muovendosi per pannelli frutto di
un'attenta ricerca come in una sorta di racconto illustrato.
Ma il vino diventa anche un pretesto per raccontare, a
sua volta, delle genti che abitano ed hanno abitato Carmignano,
della loro storia e cultura. E' un museo del territorio:
o del "terroir", come si direbbe meglio in francese.
Inizio e fine di ogni viaggio a Carmignano, condensa informazioni
che rimandano all'esterno e si è arricchito di recente
di parecchi attrezzi contadini. Il
progetto scientifico originario è di Paolo De Simonis,
gli arredi e gli allestimenti sono stati studiati dall'architetto
Cammilli. Alla ristrutturazione del 2002, che ha interessato
soprattutto la prima sala che ora può ospitare assaggi,
lezioni e proiezioni, ha collaborato l'architetto Valentino
Spinelli.
Dal 2006 l'ingresso al museo è gratuito.
Visite guidate: 5 euro per gruppi fino a 12 persone,
gratuite per le scuole del comune.
Degustazioni a pagamento,
con prezzi variabili a seconda dei vini disponibili.
Il museo è visitabile dal martedì alla domenica con i
seguenti orari.
Dal 1 ottobre al 31 marzo:
9.30-12, 15-17.30
Solo la prima domenica del mese resta aperto anche
al pomeriggio.
Dal 1 aprile al 14 maggio e dal 1 agosto al 30 settembre:
9.30-12, 16-18.30, dal martedì alla domenica
Dal
15 maggio al 31 luglio:
9.30-12.30, 16-19, dal martedì alla domenica
Ecco
così che nelle sale del museo si susseguono le citazioni che del vino
di Carmignano hanno fatto letterati illustri e meno illustri,
pittori e poeti. Ecco gli Etruschi e Romani con i loro crateri
lasciati nelle necropoli disseminate sul Montalbano, ecco
il Medioevo con le luminose ceramiche di Bacchereto e la mezzadria che di fatto ha ridisegnato e
modellato il paesaggio della nostra regione, ecco l'etnologo svizzero
Paul Scheuermeier che nei primi decenni dei Novecento scelse
per la sua ricerca Carmignano, esemplificativa e peculiare
allo stesso tempo. E poi ancora il banco dei granduca Cosimo
III de' Medici del 1716, prìmo esempio al mondo di denominazione
d'origine controllata ante litteram (precedette di oltre un
secolo la AOC francese), gli apprezzamenti del mercante Datini
di Prato nel Quattrocento, il vino che prendeva la via per
l'estero, le intuizioni di Filippo Mazzei a metà del Settecento
per ridurre la pratica dei governo ed eliminare il "mal di
mare" del vino di Carmignano (che tanto successo riscuoterà
poi in Inghilterra), la citazione del D'Annunzio, le vecchie
cantine Niccolini.
In
un museo della vite e dei vino, immerso in un territorio
ancora oggi particolarmente vocato, non poteva infine mancare un collegamento
con i tempi che stiamo vivendo e con la tecnica odierna. Il
legame sta nelle due vetrina posta nella prima sale e i un Cd
multimediale ideato da Ugo Contini Bonacossi e Luciano
Ardiccioli.
A.
L'ingresso
al Museo si affaccia sulla centralissima Piazza Vittorio Emanuele
Il.Lo stretto corridoio che il visitatore è costretto a percorrere
quasi sembra voler dare la sensazione di attraversare il filare
di una vigna virtuale, immersa in una dimensione senza tempo.
Sulle due pareti, a destra e a sinistra, troviamo difatti
la riproduzione di due opere di Bartolomeo Bimbi (1648-1729)
conservate nella vicina villa medicea di Poggio a Caiano.
I pannelli, che riproducono rispettivamente 37 e 38 tipi di
uve diverse, ci informano su quali vitigni all'epoca fossero
in loco coltivati (alcuni da tempo scomparsi) e ci suggeriscono
come nel corso dei secoli ci sia stata una continua evoluzione
e ricerca anche in questo campo.
B.
Dall'ingresso
arriviamo alla prima sala. Per un museo del vino non si potevano
forse scegliere locali migliori. Volte e pavimenti di cotto
intriso di storia, quelle che percorrete sono parte delle ex cantine Niccolini, storica casa vinicola
carmignanese che sorgeva nel palazzo che ancora oggi si affaccia
su piazza Matteotti (poco sopra il Museo), di fianco al municipio
e da cui nel 1880 partivano fusti di vino diretti in Svizzera,
Austria- Ungheria e Germania. Una vecchia immagine dell'azienda
si trova nella penultima stanza. Entrando in questa prima
sala, sulla parete di destra, il visitatore trova una selezione
della attuale produzione vinicola locale, di fronte un mobile dove ciascuna vetrina è dedicata ad una fattoria diversa del Montalbano.
Ci sono i tavoli per le serate di degustazione, un angolo dedicato alla visione di filmati su un grande schermo ed uno spazio multimediale con quattro computer con cui navigare in Internet alla ricerca di notizie sul vino ed i musei del vino, ma anche
consultare alcuni cd- multimediali od assistere a proiezioni. Tra i video disponibili,
proiettabili sul grande schermo in fondo alla sala, c'è anche
una serie di interviste ad anziani contadini realizzate a
partire dagli anni Ottanta dall'amministrazione
comunale, in collaborazione
con Giovanni Contini della Soprintendenza Archivistica della
Toscana: le testimonianze raccolte raccontano la Carmignano che
fu e vecchi mestieri oramai estinti.
C.
Tornando
alla fine del corridoio iniziale si apre un altro lungo atrio
da cui, come in una sorta di racconto illustrato, inizia la
vera e propria narrazione della storia del vino di
Carmignano. La tavola imbandita posta all'inizio riproduce
quella che poteva essere una mensa medievale. Le ceramiche
sono state ricostruite sulle base dei reperti rinvenuti a
Bacchereto, che tra Medioevo e Rinascimento ospitava numerose
e rinomate fornaci. Una apparteneva al nonno di Leonardo da
Vinci. Nella stanza dei computer, lungo le pareti, potete
leggere la storia dei recipienti usati per conservare il vino:
il cratere etrusco, l'orciolo, il tipico fiasco
impagliato. Disseminati un po' ovunque, invece, numerosi
pannelli di attrezzi agricoli.
D.
Prosegue
il viaggio e superiamo altre pietre miliari. Nel piccolo rientro
il pannello sulla destra racconta il significato e la storia
importante del Barco Reale, l'enorme parco da caccia mediceo
a cui è stato pure intitolato un vino e che di fatto fu preso
a riferimento per segnare i confini della produzione del Carmignano
nel bando granducale del granduca Cosimo III de' Medici nel
1716, prima patente di nobiltà che anticipò di ben un secolo
la celebre AOC francese. Il muro in pietra, che lo racchiudeva
in tutto il suo perimetro, era lungo 52 chilometri ed alto
anche due metri, controllato da guardiacaccia. Davanti al
pannello un antico strettoio in legno del Seicento. Nel
corridoio sulla sinistra una lunga carrellata di cabrei
e vecchie carte di fattorie, alcune ancora esistenti,
ci descrivono invece la metamorfosi del territorio e l'azione
che su di esso ha svolto l'uomo, che l'ha modellato coltivandolo.
Un piatto diviso a metà (ma le due metà, a ben guardare non
sono proprio uguali) ci ricorda lo storico contratto agrario
che ha caratterizzato la nostra agricoltura dalla fine del
1700 fino agli anni Ottanta. "La mezzadria, che dividendo
il raccolto fra proprietario e lavoratore era uno stimolo
ad una maggiore produttività, - racconta oggi qualche proprietario
terriero - negli anni Cinquanta e Sessanta fu per taluni anche
scuola di economia, tant'è che certi mezzadri e fattori sono
diventati imprenditori tessili talvolta".
D/E.
Nel
vano di passaggio è riprodotto uno scorcio di vinsantaia,
con i suoi tipici cannicci.
E.
Dietro
al vino e all'agricoltura a Carmignano si nascondono comunque
storie di uomini e di luoghi. Paul Scheurmeier, etnologo
svizzero, le ha raccolte dal 1919 al 1930 per l'Atlante
Linguistico ed Etnografico dell'Italia e della Svizzera,
ritenendo Carmignano peculiare per molti aspetti ma anche
emblematica di tante altre realtà contadine in Italia.
l.
La terza sala, sul lato sinistro, è tutta dedicata a lui
e a quella ricerca sul vissuto quotidiano e la cultura
contadina, i suoi costumi, utensili ed attrezzi, che 10
portò a percorrere l'Italia centrale e settentrionale.
A Carmignano Scheuermeier scattò 63 foto. Di quelle sono
state scelte le immagini dedicate al ciclo di coltivazione
della vite e di produzione del vino, riprodotte su grandi
pannelli accanto alle didascalie originali tradotte dal
tedesco e i disegni, anch'essi numerosi, del collaboratore
Paul Bosch. Di fronte a quelle immagini, nelle teche o
appesi alle pareti, troviamo proprio alcuni di quei vecchi
attrezzi agricoli immortalati.
2.
Sul
lato opposto della sala - con un contrasto voluto tra
colore e bianco e nero ed una sistemazione che ne è speculare
- troviamo invece altro foto, più recenti: frutto di una
ricerca sul mondo mezzadrile al tramonto condotta da Vittorio
Cintolesi fra il 1980 ed il 1990. E' un viaggio nella
sua terra e tra i ricordi. A far da didascalie a quelle
istantanee sono stati scelti frammenti di poesie, trattati
e racconti di Esiodo, Catone, Marone, Tibullo, Gilgamesh,
Mahabbarat e Leonardo da Vinci, quasi a voler suggerire
e dimostrare che quelle immagini, quelle tecniche e strumenti
ritratti, nonché la stessa coltivazione della vite, hanno
radici che affondano nei millenni e si diramano in più
parti del mondo. Scene mediterranee di epoche e mondi
diversi,lungo un arco di tempo millenario, spesso incredibilmente
identiche. Un pannello con foto di Cintolesi e citazioni
antiche si trova anche di fronte allo strettoio che avete
visto poco prima.
F.
La
quarta sala è una sorta di biblioteca virtuale: una citazione
continua di fonti inedite di archivio e ricerche bibliografiche,
uno stimolo ad ulteriori ricerche. Il senso è quello di
dimostrare come il vino di Carmignano fosse apprezzato
ed omaggiato anche in passato, ma anche metterne in luce
le curiosità sulla composizione dei vitigni, la sua storia
e metamorfosi. Pietra miliare importantissima: il bando
del Granduca Cosimo III dei Medici del 1716, che per quel
vino di Carmignano (accanto al Chianti, Pomino e Valdarno)
stabilì precise e severe norme di produzione che di fatto
anticiparono i contenuti delle odierne DOC e DOCG che
lo stesso vino
conquistò poi nel 1975 e 1990. Nella sala c'è anche una
vecchia e piccola macina per la farina, nonché accenni
ad altre due colture importanti e storiche di questo territorio:
i fichi (essiccati ed appicciati in una maniera del tutto
speciale) e l'olivo con il suo olio anch'esso assai apprezzato.
G.
L'ultima
stanza, su cui ci si può solo affacciare, ospita la collezione
privata dello storico dell'economia Federigo Melis, che
nel suo peregrinare per l'Italia e l'Europa (ed anche
oltre) raccolse centinaia di bottiglie. In tutto sono
più di ottocento, vecchie in taluni casi anche un secolo.
(da
un testo di Walter Fortini)
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