Per tre anni non lo si è potuto chiamare museo, anche se di fatto lo era.  Dopo un lunghissimo percorso ad ostacoli, le ceramiche medievali di Bacchereto ad aprile 2016 hanno finalmente trovato una nuova casa, nelle vecchie cantine della chiesa che domina dall’alto il borgo in mezzo al monte sopra Seano.
Con questa mostra le antiche maioliche di Bacchereto tornano ne loro luogo di origine e da maggio 2019 sono un museo vero e proprio, sezione dell’archeologico comunale di Artimino.

Rinvenute nel corso di uno scasso fortuito al Brucio nel 1974, più precisamente a Novelleto, esposte fino ai primi anni duemila proprio nel museo archeologico di Artimino, ad un certo punto sono finite nel magazzino per fare spazio a nuovi reperti etruschi. Nel 2010 sono poi iniziati i lavori per sistemare le cantine del vecchio castello del 1100 trasformato nei secoli in una chiesa. E’ servito più tempo del previsto, ma alla fine il taglio del nastro tanto atteso è arrivato.

L’idea originaria è del Comune. Anche i soldi ce li ha messi per primo il Comune:135 mila euro finanziati attraverso l’8 per cento degli oneri di urbanizzazione che spettano alla chiesa, altri 50 mila concessi dalla Provincia. Ma se la Polisportiva di Bacchereto, che è un po’ l’anima della frazione, promotrice di tanti eventi e sagre, non l’avesse sposata e ci avesse creduto, investendoci anche del suo e trovando l’aiuto alla fine della Pro Loco di Carmignano che ha finanziato con alcune migliaia di euro i pannelli informativi, oltre alla disponibilità della Soprintendenza, probabilmente il museo (che non è ancora un museo) non avrebbe mai visto la luce.

Dal Trecento fino a tutto il Quattrocento Bacchereto era famosa per le sue fornaci. Si contavano centocinquanta ‘fuochi’, oggi invece sopravvive un unico laboratorio. Quelle maioliche decoravano l’ospedale di San Maria Nuova Firenze e l’ospedale più tardi degli Innocenti e ciotoli, boccali e catini venivano esportati in tutta la Toscana, prima che Montelupo avesse il sopravvento.
Quelli esposti sono scarti, pezzi con malefatte o fusi insieme ma spesso integri, frutto di un recupero casuale. La forma più caratteristica è la ciotola tipo Bacchereto, con decorazioni geometriche e vegetali ma anche animali. Ci sono anche esempi di maioliche italo-moresche, imitazioni delle ceramiche importate dalla penisola spagnola.

Accanto alla storia delle ceramiche c’è quella dello spazio che le ospita, anch’essa tutta da raccontare: 70 metri quadri in quattro stanze, mura che parlano e che durante il restauro hanno già detto molto. Raccontano infatti la storia del paese dal 1100. Dal pavimento è spuntata la volta di una chiesa precedente all’attuale, un pezzo di abside che non c’è nella pieve superiore e crollò forse per un terremoto nel tredicesimo secolo. Ci sono anche tracce dei muri del castello che non c’è più e poi la cosiddetta ‘casa del notaio, la struttura più antica del borgo dopo la pieve. Tant’è che la Polisportiva ha approfittato del restauro per commissionare a due archeologici una ricerca storica che ora diventa patrimonio di tutti. Un altro piccolo tesoro della Carmignano da scoprire. (wf)

Orari:
Aperture e visite guidate su prenotazione, telefonando al 339.5970050
Per informazioni: scrivi a antichemaiolichebacchereto@gmail.com
Oppure visita il sito www.bacchereto.it

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